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La volevo così, piena di sole, di aria tiepida e di scorci che ti rimangono nel cuore e non si cancellano dalla memoria.

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Non è stata la mia prima volta a Roma ma ci sono sempre stata insieme ad altre persone in gruppi grandi, senza avere la possibilità di girovagare, perdermi tra i vicoli, soffermarmi su quello che mi interessava davvero, osservare cose inutili o tornare più volte sui miei passi per rivedere come i luoghi che ho amato di più nelle diverse ore del giorno si lasciano trasformare dalla luce.

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Ho annusato i profumi, assaporato i gusti forti, decisi e autentici che la cucina tradizionale offre. Mi sono innamorata del Ghetto, delle sue gallerie d’arte e dei suoi locali e pasticcerie kosher, di una pizza rossa che non potrò mai dimenticare e dei muri scrostati che subito ti sembrano decadenti ma rendono quei vicoli speciali.

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Ho adorato Trastevere con i suoi locali, le botteghe artigiane, le osterie, i muri colorati con le piante rampicanti che ci corrono sopra, le piazze dedicate ai poeti, le chiese, lo spazio vuoto tra gli edifici.

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Sono stata nei posti più classici, quelli affollati dai turisti che cambiano nazionalità a seconda del luogo: tanti giapponesi in Vaticano e davanti alla bocca della verità, tanti americani e russi al Colosseo. Mi sono seduta sulle gradinate del Colosseo a prendere il sole con gli occhi chiusi ascoltando i discorsi della gente che qui parla ogni lingua e poi aprendoli, osservando chi con 20 gradi gira già in shorts e infradito, chi è coperto come in pieno inverno, chi visita le rovine su un tacco 12 e chi non si stacca per un secondo dalla macchina fotografica perché vuole portarsi a casa ogni centimetro quadrato di questa città.

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Ma ho visto anche posti un po’ dimenticati, chiesette in cui non entrava nessuno, strade silenziose libere dal traffico, dalla folla e dai gruppi dei viaggi organizzati. Al Palatino però ho rubato tante spiegazioni di rovine e templi facendo finta di osservare solo e ascoltando invece le parole della guida.

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Mi sono sentita una del posto quando la sera passeggiavo senza cartina come se fosse stata la mia città, come se quei luoghi mi appartenessero da sempre.

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Ho trascorso una mattinata intera nella Basilica di San Giovanni in Laterano senza riuscire ad uscirne, affascinata dai mosaici, dalle statue e dal chiostro che pare un angolo di paradiso in mezzo alla città. I chiostri sono luoghi pazzeschi: possono essere nella zona più centrale del mondo, nella città più trafficata della Terra ma quando sei lì ti senti immerso in un’oasi di pace. Quelle colonne, quei capitelli, quel prato, gli alberi sono tracce di un tempo passato e conservano il silenzio.

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Non mi ricordavo quanto questa città fosse spettacolare. Ci sono rovine in ogni angolo, squarci nelle strade che mostrano come la storia di 2000 anni fa sia a pochi metri da noi, nascosta sotto terra.

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Mi sono resa conto di quanto la mia Augusta Taurinorum fosse solo un villaggetto vicino alle Alpi, la nostra città romana è un fazzoletto di terra, quella di Roma è immensa, densa, c’è il passato in ogni metro.
Mi sono innamorata dei romani che si fermano a chiacchierare alla fermata dell’autobus e si lamentano con te di quelle cose che a casa ti fanno imbestialire ma che in vacanza danno colore alla giornata: il bus che non arriva e ti permette di stare lì col naso all’insù a contemplare il Vittoriano, l’autista che si alza dal posto dicendo “oh, s’è rrotto!”. Tu rispondi a monosillabi perché non vuoi che il tuo accento ti tradisca, vuoi sentirti parte del gioco, una di loro che non torna nel suo Bed and Breakfast ma che a Roma ha una casa.

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È una città moderna dal fascino antico, ti fermi a guardare tutte le auto storiche parcheggiate per strada e per qualche secondo ti immagini quanto potesse essere affascinate 60 anni fa negli anni della dolce vita quando in ogni angolo potevi inciampare in un banchetto di frutta o verdura e non nel solito e scontato banco di orrendi souvenir, quando per strada correvano i bambini e le carrozze non erano un’attrazione romantica e costosa ma un mezzo di trasporto un po’ antico, ma ancora in uso.

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Mi piacciono i mercati, le bancarelle colorate, i commercianti che urlano per attirare l’attenzione. Quello del Campo dei Fiori è stato una bella scoperta anche se i banchetti di souvernir orrendi per turisti non mancano neanche qui. Tutta l’area intorno è bellissima, le stradine strette, gli scorci, piazza Farnese.

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Il mercato del Testaccio invece mi ha delusa un po’: me lo aspettavo chiassoso e meravigliosamente disordinato mentre ho trovato una struttura moderna con i banchi incasellati in gabbiotti, tanta gente ma poco calore.

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Una piacevole sorpresa è stata la mostra al Vittoriano dedicata al Musée d’Orsay, il mio museo preferito che ho scoperto essere mio coetaneo!

Cinque giorni non mi sono bastati, ci sarebbero state ancora una miriade di cose da vedere ma sono soddisfatta, sono riuscita ad assaporare ogni istante, non ho perso tempo e adesso guardando le foto di questa città la sento un po’ più mia.

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Ho dormito nel b&b Eats and Sheets Vaticano: si trova in una zona molto tranquilla e ben collegata al Vaticano e al centro sia con la metro (fermata Baldo degli Ubaldi) sia con i bus 46 e 49 (10 min dal Vaticano, 15 da piazza Venezia con il 46). È un posto bellissimo e accogliente in cui i proprietari Ambra e Giordano ti fanno sentire a casa, sanno dare ottimi consigli e sono disponibilissimi. Mi sono trovata molto bene e sarà sicuramente il mio punto d’appoggio per i prossimi viaggi a Roma.

Ho mangiato molto bene nella trattoria Da Giggi vicino al Vaticano e ho assaporato una pizza STREPITOSA a Trastevere Dar Poeta. Potrei tornare a Roma anche solo per mangiarla di nuovo!

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