bluetoothI vichinghi avevano già il Bluetooth, lo sapevate?! Non lo usavano per connettere il proprio smartphone all’auricolare… ma il bluetooth nasce in scandinavia nel 935.

Andiamo per gradi. I vichinghi non si definivano tali: questa parola era dispregiativa, significava sostanzialmente “pirati” perché così apparivano alle popolazioni che da loro venivano conquistate. Non indossavano nemmeno elmi con le corna e non si riconoscevano come unica popolazione. Erano un insieme di popoli provenienti dal nord dell’Europa caratterizzati da comuni denominatori: grandi navigatori, progettisti e costruttori di navi, abili commercianti, pagani e cruenti conquistatori di nuove terre.

Nel X secolo un re, Harold Bluetooth, decise di unire sotto il suo regno molte di queste popolazioni scandinave facendole diventare cristiane: mise insieme popoli diversi con differenti usi e costumi e riuscì a farli collaborare e dialogare rendendo il suo regno molto potente. Questo Re veniva denominato Blåtand, dente azzurro, poiché lui e i suoi soldati erano soliti tingersi i denti di blu prima dei combattimenti.

Circa 1000 anni dopo un ricercatore statunitense iniziò a sviluppare una tecnologia capace di far dialogare tra loro strumenti diversi in connessione wireless e pare che questo ricercatore avesse letto da poco un libro sulla vita di Harald Blåtand (tradotto in ingese in Harold Bluetooth) e riconoscendo delle analogie tra l’impresa del re scandinavo e la tecnologia che stava elaborando, decise di darle il nome di questo personaggio storico.

L’icona del Bluetooth inoltre è data dall’unione di due simboli dell’alfabeto Runico, utilizzato dai popoli nordici fino a pochi secoli fa: Runic letter ior.svg= Hagall e Runic letter berkanan.svg= Berkanan che nell’alfabeto latino diventano H e B, le iniziali di Harald Bluetooth.

 

 

Fonti: wikipedia.org e Ulisse