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Io sono un bradipo e lo sport non fa per me” è la frase che mi ripeto da più di 20 anni, ancor prima di sapere cosa fossero i bradipi! Eppure la mia vita è costellata da tentativi di avvicinamento allo sport miseramente falliti.

A 5 anni sognavo di diventare ballerina e i miei mi iscrissero ad un’ottima scuola di danza. Ero entusiasta del mio body, delle scarpette, dello scaldacuore, dei collant, tutto rosa come un confettino e sono stata convinta di aver trovato la mia strada fin quando non ho conosciuto le maestre. Non so più come fossero, quante fossero… ma erano dolci come uno yogurt al limone scaduto, tenere come un mattone e simpatiche come la sabbia nel costume. Esperte di pedagogia e psicologia infantile quasi quanto lo sono io di fisica nucleare… e niente, in poche settimane sono riuscite a distruggere ogni mia ambizione e a farmi capire che la danza non era la mia strada. Capitolo chiuso.

Poi è arrivato lo sci. Anche qui i miei mi vestirono di tutto punto con una tutina arancione fosforescente da far impallidire i tecnici dell’ANAS che mi permetteva di essere vista ad occhio nudo da km di distanza. Ancora oggi mi raccontano che mi vedevano sdraiata per terra mentre tutti i miei compagni di corso si esercitavano. A mia discolpa devo dichiarare 4 cose:
1. poco prima dell’inizio della mia fallimentare carriera da sciatrice un carissimo amico dei miei ebbe un grave incidente sugli sci che lo costrinse per diversi mesi su una sedia a rotelle. Vedere un uomo che aveva sempre camminato sulle sue gambe seduto in carrozzina con dei chiodi enormi infilati nelle gambe mi spaventò parecchio.
2. erano gli anni in cui il mitico Albertone Tomba vinceva tutto, i miei erano esaltati dalle imprese di quest’uomo e non si perdevano una gara. All’epoca abitavamo in una casa molto piccola, c’era un unico televisore e per me le gare di sci significavano una sola cosa: una palla colossale che mi impediva di vedere i programmi che mi piacevano.
3. ho da sempre paura di morire schiantata da qualche parte e avere due enormi protesi ai piedi che mi facevano scivolare sulla neve mi faceva prefigurare scenari apocalittici.
4. la sera non mi addormento mai ma in compenso dormirei tutti i giorni fino a tardi. Uno sport che implicasse sveglia all’alba, tuta intera molto comoda per andare in bagno e freddo polare era quanto di più lontano ci fosse dalla confortante sensazione avvolgente del piumone. L’ho odiato dal primo istante! I miei non riuscivano a capacitarsene perché per loro era una delle attività più divertenti del mondo, mio fratello era bravissimo… e a me faceva schifo! Per convincermi mi dicevano che da grande sarei stata sola, i miei amici mi avrebbero abbandonata a casa per andare insieme in montagna e il mio fidanzato mi avrebbe lasciata sola tutti i weekend per starsene sulle piste. Mi aspettava un’adolescenza di solitudine e lacrime ma a quanto pare sono stata miracolata!

Alle elementari ho iniziato a fare ginnastica Ritmica e Artistica. Le praticavo con le mie amiche, avevamo un’insegnante dolcissima che ancora oggi ricordo con affetto e indossavamo un bellissimo body fuxia (o fuxiaN, come dicevo io.) È stato un amore corrisposto che mi ha dato grandi soddisfazioni. La ginnastica artistica era un po’ troppo acrobatica per i miei gusti (sono sempre quella che si vedeva morta spiaccicata a terra), la Ritmica era più nelle mie corde. Ho imparato a fare la ruota, a camminare sulla trave, a fare la verticale, a farmi ruotare la palla tra le braccia e a usare il nastro ma ho soprattutto imparato a distinguere queste due discipline tanto diverse che vengono costantemente confuse. Un po’ come pensare che la pallanuoto e il nuoto sincronizzato siano lo stesso sport!

Inizio le medie e per incompatibilità di orari devo lasciare i miei sport preferiti e ripiego sulla pallavolo. Il mio allenatore dev’essere stato parente delle maestre di danza e io finito l’anno chiudo definitivamente questo capitolo che mi lascia addosso una sensazione sgradevole. Sono stata un paio di mesi fa a vedere una partita di pallavolo e ne sono uscita infastidita. Sono una che dimentica in fretta i torti subiti, mi bastano 30 anni…

Da quel momento la consapevolezza che lo sport non facesse per me mi ha accompagnata per più di 15 anni. Le lezioni di Educazione Fisica per me sono state una tortura, non mi sono più avvicinata a nessuno sport dopo il liceo ed ero felice di non doverne più praticare tanto quanto lo ero al pensiero di non dover più fare Matematica.

La mia unica compagna di vita che mi ha sempre dato soddisfazioni è la bici. Preferibilmente in pianura, possibilmente su tratti di strada non molto trafficati dalle macchine è sempre stata un passatempo piacevole ma…siamo sempre state amiche, non mi sono mai sentita pronta per iniziare una storia seria. Sono una da pedalata nel parco e faccio anche una 20ina di km… ma senza affaticarmi troppo.

A 24 anni mi sentivo agile e scattante come mia nonna che aveva 60 anni in più di me e ho iniziato a correre. L’ho fatto per diversi mesi, ma non mi dava nessun tipo di soddisfazione, era soprattutto un’attività faticosa. Troppo faticosa. Le gratificazioni erano nulle e con l’arrivo della brutta stagione ho deciso di arrendermi.

Due anni fa mi sono iscritta in palestra, non è andata bene. Ho provato a fare spinning ma stare in una stanza in penombra, con una temperatura da foresta tropicale, un’umidità del 150%, gente grondante di sudore e la musica a palla non era esaltante. C’era l’istruttore che non sapeva usare i plurali e diceva a 30 persone “respira”, “senti le pulsazioni che aumentano”, “metti le mani in 2”; quella arrapata che sembrava fosse sempre a una passo dall’orgasmo “chiudo, aaaahhhhhh!!”, “le mani in 3, aaaahhhhhh!”, “una pausa per bere, aaahhhhh!”; quello che “espiriamo, fhhhhhh, ispiriamo” e io ancora oggi mi chiedo chi si sia riuscita ad ispirare inspirando. Il criceto impazzito che passava 45 minuti a pedalare come se fosse scappato da una casa infestata dai fantasmi e alla fine ringraziavi il cielo perché non ti era scoppiato il cuore… e poi il mio preferito: quello che si faceva i viaggi “forza, le ragazze sono tutte davanti, la strada è sterrata, la sentite la salita, sentire i sassolini sotto le gomme?” “forza ragazze, gli uomini vi stanno superando, guarda Gianni che parte in volata, supera Maria”… e io che ci vedevo sempre fermi su una bici (no, scusa, bbbike) senza ruote! Poi alla fine si salutavano tutti, si baciavano sudati e puzzolenti. Che schifo! L’ho fatto per diversi mesi e non è mai scattata la scintilla.
I corsi di aerobica erano molto divertenti ma qui ho dovuto scontrarmi con i miei limiti fisici: sono scoordinata, non so fare i balletti e mi sentivo sempre un’impedita. E poi vogliamo parlare dello sguardo impietoso di quelle che praticano zumba da anni e ti osservano nello specchio con un ghigno malefico e divertito? Ho chiuso anche questa pagina.

Il nuoto è lo sport più completo, lo sappiamo tutti. Non ho mai seguito un corso da bambina anche se mi sarebbe piaciuto. Non ho paura dell’acqua né della profondità ma non ho una buona tecnica e questo mi induce a fare più fatica del normale. Mi piace il mare ma la piscina mi mette tristezza, l’odore del cloro e le temperature da sauna rendono questo ambiente non adatto a me perché amo l’aria aperta. Ho iniziato un po’ per caso a fare le immersioni e mi sono innamorata del mondo subacqueo. Nonostante le difficoltà nell’infilarsi la muta, il peso delle bombole, il freddo polare che a volte ti avvolge quando sei a 25 metri di profondità trovo che sia un’attività meravigliosa, interessante, rilassante, divertente. Il problema in questo caso è che a Torino, la città in cui abito, non siamo ancora riusciti a portare il mare!

Poco più di un mese fa, il primo lunedì dopo il cambio dell’ora, sono uscita dal lavoro prima del solito. Di fronte ad un pomeriggio di sole caldo che sembrava essere interminabile ho deciso di tirare fuori le scarpe da ginnastica, mettere la tuta e provare a correre, di nuovo. Avevo cercato già anni fa un programma di corsa per principianti che prevedeva un allenamento costituito dall’alternanza di camminata e corsa leggera, non l’avevo mai applicato seriamente. Sono andata nel parco della Mandria non lontano da casa mia, mi sono messa le cuffie nelle orecchie, ho avviato il cronometro e sono partita. Arrivata al fondo dei miei primi 30 minuti di allenamento ero morta e soddisfatta di me stessa. Mi sono buttata nella corsa come ci si immerge in una nuova storia d’amore, questa volta ci ho messo entusiasmo, determinazione e buona volontà. È ancora tutto nuovo e non so se questa fase di infatuazione si trasformerà in qualcosa di più serio. Seguire questo tipo di allenamento mi aiuta a raggiungere piccoli obiettivi senza affaticarmi troppo e senza rischiare di scoraggiarmi. ho scaricato un’app dedicata alla corsa che mi aiuta ad allenarmi seguendo i giusti intervalli di tempo e mi permette di avere un riscontro oggettivo dei miei risultati al termine di ogni sessione.

La scorsa settimana ho provato per la prima volta a correre sotto la pioggia e sono riuscita a fare i miei primi 10 minuti di corsa continuativa, risultati che mi lasciano senza parole. Ho sempre avuto un ottimo rapporto con il mio divano e mai avrei pensato di potermi mettere una giacchetta impermeabile per sfidare le intemperie e assecondare questa nuova passione. Mi sento soddisfatta di me stessa come non mi capitava da tempo, stupita da questi progressi inaspettati e credo che sia questa la strada giusta da seguire.

“Io resto sempre un bradipo ma forse ho trovato uno sport che fa per me”.

Roma 1296