Immagine-080Mi piace Milano e cerco sempre di ritagliarmi almeno un’occasione all’anno per andarci, questa volta sono riuscita a fare il bis.

La conosco poco, seguo sempre il classico percorso da superturista piazzaduomo-corsovittorioemanuele-piazzasanbabila-corso-piazza-galleria… e mi ripropongo sempre di espandere i miei orizzonti nella visita successiva.
Vivo in una città di vie perpendicolari dove ogni parallela segue quasi sempre il percorso delle vie che le stanno accanto e il dedalo incasinato delle vie di Milano mi disorienta e allo stesso tempo mi attrae, anche perché io amo tutto ciò che sa di medioevo!
La verità è che vado sempre per vedere qualcosa di preciso, e scelgo sempre periodi che invogliano poco la permanenza all’aria aperta: l’ultima volta ero stata a luglio per vedere Klimt, sono partita da Torino con il mio maglionicino perché qui l’estate non è mai arrivata e ho scelto un giorno in cui, a Milano, credo si siano raggiunti i 50 gradi all’ombra! Questo non mi ha impedito però di arrampicarmi sulla terrazza del Duomo: sole a picco, nemmeno una nuvola a pagarla… e adesso sono tornata nel weekend dell’Immacolata: poco sole e aria fresca, abbastanza fresca.
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La prima tappa è stata la meravigliosa mostra di Van Gogh, pittore che adoro ma di cui non avevo mai approfondito la storia dell’evoluzione artistica. Per me lui è il genio che ha realizzato tele in cui i colori saturi e accesi vengono stesi con dinamismo, forza, rabbia… caratteristiche molto lontane da quelle che si vedono nei suoi primi bozzetti.

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Mi è piaciuta perché mi ha mostrato un Van Gogh diverso da quello conosciuto da tutti, perché è sempre un’emozione trovarsi davanti a un’opera creata da uno dei propri artisti preferiti, perché vedere quei tratti di colore quasi materico, tridimensionale e pensare che sia stato proprio lui a stenderlo… lascia senza fiato. I suoi primi soggetti sono stati i contadini olandesi che ogni giorno incontrava e studiava. Il suo rapporto con loro era talmente stretto che i suoi primi quadri sembravano essere colorati con la terra, ricchi di toni bruni e cupi che ha poi completamente dimenticato quando è arrivato a Parigi.
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Uscita dalla mostra, dopo essermi districata tra la ressa intorno alle bancarelle del mercatino accanto al Duomo e dopo la doverosa foto all’albero immenso della piazza mi sono concessa il calssico tour con una variante: ho deciso di raggiungere il Castello Sforzesco in cui ero stata esattamente 10 anni e che ho trovato, complice l’ora, le luci, i colori… bellissimo! Mi ha totalmente catturata, ho scattato una marea di foto perché ogni scorcio e ogni prospettiva erano meravigliosi.

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Attorno al castello c’era l’enorme mercatino degli Oh bej! Oh bej! sono riuscita a vederne solo una piccola parte perché è davvero immenso e il treno mi aspettava.

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Quando sono salita sul treno per Torino ho pensato, come ogni volta, di aver fatto troppo poco, di aver visto troppo poco e di aver avuto troppo poco tempo, mi sono riproposta come sempre di tornare con più calma e con un progetto preciso di quello che devo scoprire… magari lo farò la prossima volta: adesso oltre ad averlo pensato l’ho anche scritto!

  • interator

    Che foto meravigliose!

    • mirtilliepois

      grazie! :)