After shopping
La prima volta che ho messo piede in un outlet è stato nel lontano inverno del 2004 e dopo quella esperienza ho fatto passare ben 11 anni per ripeterla! Non ero rimasta traumatizzata ma non avevo nemmeno trovato offerte imperdibili e oggetti che avrei assolutamente voluto possedere.
Da circa un paio di mesi sono partita alla ricerca di un indumento che pare essere diffilice da reperire: un paio di pantaloni estivi normali. Delle mie difficoltà di approccio nei confronti della moda ne avevo già parlato lo scorso inverno quando ero partita all’altrettanto difficile ricerca di una giacca. Dopo aver miseramente fallito le mie ricerche nei negozi che normalmente frequento ho deciso di ampliare il campo e così, sotto un sole cocente, sono approdata sabato mattina in un outlet.

Il primo approccio è stato molto deludente: dopo un’ora ero riuscita a recuperare solo un tris di strofinacci da cucina in cotone, molto carini ma difficili da utilizzare come abbigliamento da ufficio.
C’è da dire che lì, a 2 settimane dall’inizio dei saldi, il coefficiente di difficoltà era più alto perché oltre al modello, avrei dovuto anche trovare gli indumenti della mia taglia, ma ero ottimista.
L’obiettivo era trovare (almeno) un pantaloncino corto e un paio di pantaloni lunghi. Quello che ho trovato, e che avevo già visto in città era più o meno questo panorama:
– pantaloncino inguinale, praticamente una mutanda con bottone, zip e tasche
– pantaloncino inguinale con reggiseno incorporato: modello simile al precedente ma con l’aggiunta di vita alta, altissima, che ti copre più di mezza pancia
– pantaloncino sintetico che fa già sudare mentre lo guardi. Non in tessuto tecnico supertraspirante eh, in plasticaccia che non farà uscire nemmeno un millesimo del calore che il tuo corpo produrrà quando fuori ci sono 35 gradi. Ma di cosa si fanno questi geni della moda quando iniziano a pensare alla realizzazione di questi capi?!?
– pantaloncino della giusta lunghezza e in cotone leggero e fresco, taglie disponibile: 36 o 52.

Sul lungo invece quelli che andavano di più erano
sauna da viaggio pantalone lungo sintetico che creerà una deliziosa serra intorno alle gambe per un effetto sauna garantito già dopo averlo indossato da un paio di minuti
– pantalone acqua in casa, largo e magari anche in cotone o lino a cui mancano quei 10/15 cm di stoffa per arrivare a terra. Non so quanto risparmino con quel pezzo di stoffa in meno… ma io pagherei volentieri 10 euro in più per averli lunghi come le mie gambe. Così come sono, per i miei criteri estetici, sono un orrore!
– pantalone acqua in casa ma pancino caldo: idem come sopra ma con la vita altissima. A me la vita alta fa schifissimo! Forse un giorno mi abituerò e mi piacerà anche ma per adesso la trovo scomoda e terribilmente butta
– pantalone largo, tanto largo che potresti affittare parte di ogni gamba per ospitare un circo con 15 acrobati nani
– pantalone stretch, così stretto che ti devi immergere nel bototalco per avere una minima speranza di farli salire, con immensi sforzi e dopo 10 minuti. Tipo muta umida da sub per chi è esperto in materia. E dopo non vedi neanche i pesci!

Alla fine della giornata e con molta fatica sono riuscita a trovare un paio di pantaloncini corti perfetti, ero così felice che avrei voluto prenderli di diversi colori ma ne era rimasto solo uno! Sul lungo invece è andata male: ho preso 2 paia di jeans perché mi servivano ma per un po’ resteranno ad ambientarsi nel mio armadio in attesa di un clima più fresco.
Nel corso della giornata ho seriamente pensato di fare un corso da sarta per confezionarmeli da sola, forse è l’unica speranza!

Prima di tornare in macchina sono ancora riuscita a trovare in un negozio dei deliziosi piumini a maniche corte: non c’è mai limite al peggio!

immagine da Fotolia