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Spegnere il contatore della luce per imparare a vivere cercando di avere un impatto minimo sull’ambiente così come hanno fatto gli abitanti della Terra fino a pochi secoli fa. Paola Maugeri però non si trasferisce in un villaggio settecentesco di campagna a fare la contadina ma si lancia in questo esperimento a Milano, continuando a lavorare, a fare la mamma, ad avere una vita sociale e ad essere presentabile. La storia di una decrescita felice che ci spiega come sia possibile anche oggi avere un rapporto migliore con l’ambiente che ci circonda.

Nel libro La mia vita a impatto zero l’autrice racconta la storia della sua vita intrecciandola con l’esperimento di vivere 7 mesi a impatto zero (o quasi) e condendo le pagine con ricette e riflessioni sul cibo perché “Il cibo, nella mia vita, è sempre stata il collante, il collegamento tra il mio mondo interiore e il mondo esteriore“. Può la stessa donna intervistare Bono degli U2 e vivere senza corrente in casa? Sì. Lei ce l’ha fatta. E ha iniziato con un po’ di incoscienza, provando senza sapere bene cosa le sarebbe successo, come sarebbe stato. Ha affrontato un intero inverno senza riscaldamento, invitando gli amici a portarsi un maglione in più per passare romantiche e divertenti serate al lume di candela. Ha imparato a lavare i panni saltando dentro la vasca da bagno. Ha passato più tempo con suo figlio e meno con il suo Blackberry. Ha creato un frigorifero in un’intercapedine del muro sperimentando la consegna della frutta e verdura a domicilio, a km zero. Ha riscoperto la stagionalità dei prodotti perché se vivi a impatto zero in inverno non vedrai fragole e a Pasqua non mangerai l’uva.

Il suo progetto e la sua visione del mondo sono molto estremi e se condivido molte delle sue riflessioni trovo che altre siano lontane dalla mia portata: una su tutte è quella di essere vegani. Ma nei suoi pensieri ho riletto spesso i miei e certe sue convizioni e riflessioni sono diventate mie. Quello su cui mi trovo maggiormente in accordo è il suo punto di vista sui prodotti per le pulizie domestriche: anche io come lei sono stata una che disinfettava tutto e cercava di distruggere tutti i batteri a suon di spruzzini tossici. “Non avevo mai riflettuto sul fatto che l’utilizzo quotidiano di disinfettanti aggressivi, calcolando soprattutto la quantità da me usata, creava da un lato una sterilizzazione assurda e dall’altro un inquinamento distruttivo“. Secondo suo padre, in un discorso che a distanza di molti mesi mi è rimasto impresso “la decrescita felice poteva finalmente offrirci un punto di vista interessante. … Penso che la nostra corsa affannosa abbia un costo troppo alto in termini di risorse del pianeta e di tempo di vita degli esseri umani. Questo desiderio malsano di volere che tutto attorno a noi sia apparentemente perfetto, pulito, liscio, chirurgico, in una assurda pulsione allo sterile, all’infallibile, di fatto all’immortale fa sì che esercitiamo un controllo continuo sulle nostre azioni e sui nostri oggetti perdendo di vista la goia di esistere e la gratitudine nei confronti del creato. … E volere sempre di più, in una ipertrofia dei consumo che non ci possiamo più permettere, che non sappiamo sostenere, che non ha senso. Mentre le nostre case sono sempre più disinfettate il nostro mondo è sempre più inquinato. Pensare di avere una casa disinfettata come una sala operatoria è paranoia, propinare antibatterici con il terrore del contagio è scorretto. …
da quando viviamo così, nonostante tu abbia il doppio da fare in casa per organizzare tutto prima che faccia buio, hai una faccia molto più rilassata. Soprattutto, e finalmente, non tieni più in mano quel cellulare venti ore al giorno, altro strumento sui danni alla salute del quale l’indstria ben si guarda di dare informazioni
“.

Avevo sentito parlare di questo libro da lei alla radio e mi aveva incuriosita subito ma l’ho letto molto tempo dopo. L’ho iniziato tenendomi a distanza da quello che leggevo come si fa quando ci si imbatte in una storia che è molto distante dalla nostra realtà quotidiana ma poi mi sono immersa al punto da aver addirittura provato, e apprezzato, alcune sue ricette e da ritrovarmi ancora oggi dopo più di un anno a pensarci, a rileggere alcune pagine, ad approfondire parti che avevo tralasciato. Perché anche io vivo in una grande città come lei e se lei è riuscita a fare così tanto allora io posso impegnarmi nel mio piccolo, condividendo la mia – poca – esperienza e cercando di imparare sempre un po’ di più ad avere un impatto leggero. Non credo che arriverò mai a staccare il contatore della luce ma se ripenso a quando ho iniziato a vivere da sola vedo già enormi passi fatti e sicuramente anche questo libro ha contribuito un po’ a questa mia trasformazione.


*tutte le frasi citate in corsivo tra virgolette sono tratte dal libro “La mia vita a impatto zero” di Paola Maugeri, ed. Mondadori.