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Io sono trash. Lo ero a 4 anni quando mi facevo dei deliziosi vestiti da principessa con i sacchi dell’immondizia, lo sono oggi che ne ho quasi 28 perché a me piace tutto quello che è popolare, le cose di nicchia non le so apprezzare, non le capisco. La gusta definizione è trash edulcorata: facciamo la raccolta differenziata. Diciamo che non sono un rifiuto non recuperabile, mi considero più come il vetro.

Qualche esempio?
Ostriche o pizza salsiccia e patate? La 2
Pizza salsiccia e patate o BigMac? La 1
Cocacola o Champagne? La 1
Cocacola o tè sfuso? La 2

So la teoria di molte cose, ma non riesco a metterle in pratica. Starnutisco e quando lo faccio non chiedo scusa, rispondo “piacere” se uno mi stringe la mano (con l’elegante versione inglese “nice to meet you”), se il sugo è buono faccio scarpetta.
Sapevate che la gente di classe non cena mai? Io l’ho scoperto da poco: quella con cornetto e cappuccino è la Prima Colazione, l’insalatina leggera (cosa? Pizza a pranzo? Che volgarità!) che assaporate in quel lasso di tempo che va dalle 12.30 alle 14.30 circa si chiama Colazione. Vostra mamma lo chiama pranzo? Mi spiace, si sbaglia! Perché il Pranzo è quello che si consuma la sera prima di andare a teatro a vedere un dramma in polacco o a vedere un film d’autore incomprensibile o a leggere un libro di uno scrittore emergente russo che per 650 pagine descrive il volo di una farfalla vicino a una margherita. La cena, semplicemente, non esiste.

Se devo scegliere un film al cinema di solito lo trovo in programmazione nelle multisala. A me piacciono in film che hanno un inizio, uno sviluppo e una fine chiara. E magari anche un po’ di ritmo, colore, bella colonna sonora. Odio alzarmi dalle poltroncine senza aver capito il senso di quello che ho visto. Il cinema d’essai non fa per me ma c’è speranza: non digerisco nemmeno i cinepanettoni.

Vuoi portarmi a cena fuori? Io sono malata di pizza, portami in un posto dove la fanno buona e io sarò, per qualche ora, la donna più felice della terra. Quei locali in cui ti servono una pallina di carne cruda grande come una nocciola su un piatto del diametro di 36 cm a me non piacciono. Quando esco da un locale io voglio avere la pancia piena, non il desiderio di sbranare tutto quello che mi passa davanti. Perché se ho fame divento nervosa e cattiva… e allora addio bella serata! Se non sbrano letteralmente inizio a mordere in senso figurato.

Parliamo di letteratura. Qui alzo un po’ il tiro: pur amando i romanzetti rosa, riesco a leggere volentieri anche scritture più impegnative, classici e saggi. Ma per non arrendermi a pagina 10 il libro deve avere 2 caratteristiche fondamentali: una trama di senso compiuto e un ritmo che non mi faccia calare la palpebra. E poi non deve essere russo. Non sono razzista, per carità, ma i libri dei russi io non li tollero, non mi scorrono, mi dimentico i nomi e non capisco la storia. Ah, sì, dimenticavo: se vuoi chiamare lo stesso personaggio con 6 nomi diversi fammi il piacere di spiegarmi che stai parlando sempre della stessa persona, a meno che il libro non sia la storia di un soggetto con personalità multiple e che il protagonista non sappia di essere sempre la stessa persona e che il senso del libro stia proprio in questo dettaglio che non puoi svelare fino alla fine. Perché spesso gli scrittori dimenticano che i lettori non abitano nella loro testa e non tutte le cose sottintese sono immediate. Magari capisci che la persona è sempre la stessa dopo 150 pagine e se il tuo intento non era quello di stupirmi con questa rivelazione, allora potevi pensarci prima! Però resto comunque pop perché alla fine compro sempre i libri delle grandi case editrici.

Per la musica vale un discorso diverso: non mi piace la musica classica né quella sperimentale, tutti gli alternative – qualcosa non mi prendono. Però le mie orecchie hanno dei limiti: sono pochi i cantanti italiani che ascolto e tra questi non figurano neomelodici né amicidimariadefilippi et similia. La programmazione di una radio commerciale riesce solitamente a soddisfare quasi totalmente le mie esigenze ma la musica parla un linguaggio diverso da tutto il resto, è qualcosa che ti deve colpire a livello profondo, deve saper rispondere più di ogni altra cosa alle tue necessità del momento e quindi capita spesso che io evada dai miei soliti schemi.