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Il caldo è arrivato di colpo la prima settimana di giugno: siamo andati a dormire in una tranquilla serata di primavera e ci siamo risvegliati in una bella giornata d’estate. Abbiamo passato settimane a lamentarci della pioggia, del caldo che non arrivava…e lui ci ha fregati. Avete presente quelle giornate di sole caldo e secco tipico delle regioni del sud? Ecco, qui da noi il “pacchetto estate” include dosi massicce di umidità che tagliano il fiato anche se stai solo scrivendo su una tastiera. E il clima torrido non è un buon amico della corsa: da un giorno all’altro il mio allenamento è diventato difficile, le gambe pesanti, la sete insopportabile, la stanchezza insostenibile… ma non volevo fermarmi visto che, dopo più di 20 anni di bradipume sono finalmente diventata UN PO’ sportiva.

Mi sono iscritta a un corso di nuoto perché pur amando l’acqua e il mare quasi più di ogni cosa, non ho mai seguito delle vere e proprie lezioni e avevo – ho ancora – uno stile…particolare.

Sono arrivata in piscina piena di entusiasmo, convinta che con i miei 3 mesi di corsa alle spalle – e con discreti risultati ottenuti – lo sforzo non dovesse essere eccessivo e soprattutto credevo che i miei stili di nuoto fossero abbastanza buoni. Le prime due vasche libere sono andate benissimo ma poi abbiamo iniziato a fare esercizi più mirati e lì è iniziata la fine! Ero arrivata a percorrere tranquillamente 7 km di corsa e la vasca della piscina è lunga solo 25 metri. Ci sono momenti in cui quei 25 metri mi sembrano estendersi. Ci sono istanti in cui i miei piedi battono nell’acqua e io non mi muovo. Ho capito che la mia tecnica era davvero pessima e hanno iniziato a correggermi. Mi sento come alle prime lezioni di scuola guida quando sali in macchina e ti spiegano come cambiare le marce: un incubo! Ti sembra che i tuoi piedi e le tue mani non si coordineranno mai, non riesci a capire come facciano tutti a cambiar marcia con disinvoltura mentre tu sbagli ogni 3×2…
L’approccio al nuoto vero per me è stato così: sbagliavo la postura delle gambe, i movimenti delle braccia e la respirazione con l’aggravante di non avere nel cervello una tabula rasa di movimenti da comporre insieme ma una serie di movimenti appresi e ripetuti costantemente ogni estate che devo resettare.

Quello che ho imparato da questa nuova fase della mia vita è che non mi voglio arrendere e da quando ho adottato questo approccio vincente nei confronti delle sfide tutto diventa meno difficile.
Quello che non ha ancora capito il mio istruttore – che credo abbia diversi anni di esperienza alle spalle – è che quando nuoto a dorso può urlarmi le correzioni con tutto il fiato che ha in gola e io continuerò a sentire un fastidioso suono distorto e lontano… :)

 

 

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