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Era uno di quei viaggi messi da tempo nel cassetto dei sogni. Ogni anno, in questa stagione, pensavo a quanto mi sarebbe piaciuto andare in Olanda a vedere i tulipani, mettevo un appunto sull’agenda per ricordarmene l’anno successivo e lasciavo che il tempo passasse.

Ho ancora molte mete in testa, Roma e Verona erano tra queste e le ho raggiunte da poco ma la mia è una lista in continua evoluzione. I tedeschi hanno una parola per descrivere questo mio modo di essere, lo chiamano Fernweh, letteramente la nostalgia per i posti lontani, il desiderio di allontanarsi dalla propria casa per raggiungere un territorio nuovo.

Ho provato un’esperienza diversa e ho partecipato ad un viaggio organizzato. Sono quella che di solito si studia le guide, progetta ogni tappa, prenota, organizza e sa già a grandi linee cosa aspettarsi. Questa volta mi sono lasciata trasportare senza dovermi preoccupare di nulla. Più rilassante… ma poco adatto a me, ora ne ho avuto la conferma.

Il mio desiderio era quello di vedere i tulipani e non avevo messo in conto che mi sarei follemente innamorata della città che è stata per tre giorni la mia casa: Amsterdam. È stato amore a prima vista da quando siamo usciti dall’autostrada per entrare in città. Le case strette e storte, i canali tranquilli in cui passano le barche e quel mare di bici che sfrecciano nel dedalo delle piste ciclabili mi ha stregata.  È bastato fermarci pochi secondi davanti alla stazione centrale per capire che questa città mi sarebbe rimasta dentro e che ci sarei dovuta tornare da sola per scoprirla davvero.

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Abbiamo avuto la fortuna di vederla con il sole, una condizione atmosferica che – ho capito in seguito – non è assolutamente tipica di questa città. Nei Paesi Bassi l’acqua è l’elemento naturale onnipresente sul quale sono state costruite le città, dal quale sono stati strappati spazi di terra, con il quale hanno combattuto per secoli e con cui convivono quasi ogni giorno a causa delle frequenti precipitazioni.

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Viaggiare con un gruppo e una guida ti porta a perdere il senso dell’orientamento: scendi dal pullman e inizi a camminare come un gregge dietro al suo pastore, ti guardi intorno e ogni volta che ti fermi la tua attenzione si sposta freneticamente dall’oggetto che ti interessa al gruppo che non devi perdere.
Amsterdam è la Venezia del nord, tutti i corsi d’acqua sono pieni di imbarcazioni ed esistono anche vicino alle rive delle vere e proprie case galleggianti.

La seconda passeggiata, dopo cena, è stata nel Red Light District. Tra le vie si respira tutta la trasgressione che caratterizza il Paese: le donne in vetrina, i coffee shop, i sexy shop con la merce in vetrina e la gente che passa tra tutto questo come in ogni altra via pedonale della città. Qui si distinguono perfettamente i turisti dagli abitanti incrociando i loro sguardi: stupiti e straniti quelli di chi non ha mai visto niente di simile e indifferenti quelli delle persone che con questa realtà convivono da sempre. Le luci sulle strade e sui canali sembrano quelle di un presepio profano.

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Il secondo giorno in città è iniziato con un giro al mercato dei fiori. Lo immaginavo colorato, chiassoso, confusionario, autentico… e invece ci siamo ritrovati in uno spazio ordinato, strutturato e concepito ormai come una vera e propria attrazione per turisti. Tra i mazzi di fiori e le piante si trovano un’infinità di souvenir e gli immancabili semi di cannabis ma anche un negozietto in cui è Natale tutto l’anno e si possono acquistare decorazioni ogni giorno.

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Al pomeriggio, dopo una breve sosta nella zona del Van Gogh Museum – troppo corta per potervi entrare, siamo andati al parco di Keukenhof, vero punto di forza di tutto il viaggio. È un’oasi piena di fiori in cui tulipani di ogni forma e colore sono protagonisti. Il tempo è stato inclemente, la pioggia battente ci ha accompagnati per tutto il percorso intervallato da grandi padiglioni coperti. È un posto bellissimo, meraviglioso anche con un ombrello aperto in mano. L’inverno mite aveva già fatto sfiorire i tulipani in tutti i campi circostanti e quindi questo è stato il nostro unico vero contatto con i fiori tipici di questo Paese.

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Il mattino seguente il nostro pullman è partito verso nord alla scoperta di paesini di pescatori. Marken è stata la nostra prima tappa, un villaggio costituito da case prevalentemente dipinte di verde abitate da una comunità Calvinista osservante. La semplicità delle persone si riflette nelle abitazioni: piccole, senza fronzoli, con un giardino e l’affaccio sulla strada da una parte, sul canale dall’altra. Il vento forte sibilava infrangendosi sugli alberi delle barche ormeggiate al porto, per strada non abbiamo incontrato nessuno e se non fosse stato per il negozio di souvenir, sarebbe parso un villaggio abbandonato.

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La seconda tappa è stata in un caseificio dove ci è stato spiegato il modo in cui si fa il tipico formaggio olandese. Sosta molto turistica che ha però deliziato il palato e lo stomaco che iniziava a reclamare uno spuntino.

Olanda-470 Olanda-477Da buona turista non ho saputo resistere alla tentazione della foto nello zoccolo! :)

Il sole ci ha accolti quando siamo arrivati a Volendam, altro villaggio di pescatori in cui ci siamo fermati per pranzo. Il piatto tipico di questa zona è l’aringa affumicata con cipolle e cetriolo…un po’ troppo per me! Dei tre posti visitati nel corso della giornata questo è quello che mi è piaciuto di più. È un luogo vero, in cui la gente vive e lavora e accanto ai negozi per turisti ce ne sono altri che vendono oggetti utili e prodotti tipici. La passeggiata in riva al lago è piena di bancarelle che vendono panini con il pesce, pesce fritto e dolci. Non c’è molto da vedere… ma è carino, sono stata bene.

Olanda-495 Olanda-496 Olanda-501 Olanda-503 Olanda-505 Olanda-508 Olanda-518 Olanda-525Quando in mezzo alle nuvole grigie vedi un pezzo di cielo azzurro e un raggio che sbuca timido, inizi a considerarlo sole e inizi a capire perché queste popolazioni siano tanto attratte dal nostro clima mediterraneo.

Molte delle città Olandesi – tra cui Amsterdam – che ora sorgono su fiumi e laghi sono state fino agli anni ’30 del ‘900 bagnate dal mare. Nel 1932 è stata completata la grande diga che blocca le onde del Mare del Nord rendendo dolci le acque sottostanti. Gli olandesi hanno combattuto per secoli contro il mare, sono stati vittime di numerose inondazioni e hanno dovuto sviluppare dei sistemi per difendersi. La Grande Diga è forse una delle più grandi costruzioni realizzate da questo popolo e passeggiandoci sopra si capisce quanto forte fosse la disperazione degli abitanti di questo paese: il vento soffia fortissimo, è difficile camminare e stare dritti, nonostante questo gli operai sono riusciti a realizzare uno sbarramento lungo 32 km lavorando in condizioni durissime. In memoria di questa impresa titanica sono state erette due statue: quella dell’ingegnere che l’ha progettata e quella di un operaio che poggia l’ultima pietra; si dice che toccargli il sedere porti fortuna.

Olanda-527 Olanda-531 Olanda-535 Olanda-537Il vento fortissimo non ha spaventato un gruppo di pazzi che armati di bicicletta con la pedalata assistita e zoccoli hanno sfidato le intemperie percorrendo la pista ciclabile che naturalmente si trova anche qui.

L’ultimo villaggio della giornata – Zaanse Schans – è stato una grande delusione: il fotografo che all’ingresso ci fermava per la foto ricordo dava l’idea di entrare in un parco giochi. Nell’area sono presenti diversi mulini, ognuno dei quali è adibito allo svolgimento di una diversa attività tradizionale. Nel primo abbiamo visto come si realizzano gli zoccoli, calzatura che ancora oggi viene utilizzata dagli olandesi che vivono in campagna ed è stato interessante. Dal secondo però ho capito che era tutto finto, i negozianti e gli artigiani sostanzialmente recitano e al fondo di ogni bottega si trovano gli immancabili souvenir.

Olanda-551 Olanda-561 Olanda-562 Olanda-570 Olanda-572 Olanda-573 Olanda-587 Olanda-588Dopo il temporale che ci ha accolti al nostro ritorno in città siamo ancora riusciti a godere di un bel tramonto che ha colorato le facciate di piazza Dam e il bel tempo ci ha accompagnati anche nel corso della nostra visita in battello che ci ha permesso di ammirare la città da un’altra prospettiva.

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Ho salutato Amsterdam al mattino presto per partire alla volta di Den Haag. Dopo essermi riempita gli occhi con una città così bella temevo che il colpo di fulmine non sarebbe più scoccato. La capitale politica della città ci ha accolti sotto la pioggia e mi è stato subito chiaro che avevo ragione. Mi è sembrata una città come tante, carina ma non particolare. Il mio cuore è rimasto ad Amsterdam e voglio tornare presto a riprendermelo.

 

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