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È stato amore a prima vista: ho camminato sotto i portici fino a piazza del Nettuno con la mia valigia e quando mi si è aperta la visuale ho capito che in questa città avrei lasciato un pezzetto di cuore.

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Ho girato per le vie centrali in lungo e in largo, scoprendo scorci, angoli, posti pieni di turisti e altri liberi dalla folla.

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Ho camminato su ogni metro della Piazza Grande e mi sono lasciata incantare dai palazzi che ne delimitano i contorni e dalla Chiesa di San Petronio la cui facciata era purtroppo coperta da un telo. Sono stati pochi i momenti in cui il cielo era azzurro e il sole splendeva, le nuvole sono state – come spesso mi accade – fedeli compagne di viaggio ma a Bologna anche la pioggia non fa paura perché è la città italiana con il maggior numero di portici: 43 km (contro i 18 di Torino che vince la medaglia d’argento) che permettono di camminare quasi sempre all’asciutto.

Palazzo del Podestà

Forse non tutti sanno che il progetto della Basilica di san Petronio prevedeva la costruzione di una chiesa che sarebbe stata la più grande al mondo, ancor più grande della Basilica di san Pietro a Roma. Il Vaticano bloccò la costruzione e quindi ancora oggi nelle vie laterali si possono osservare vetrate, pareti e rosoni che sembrano tagliati con un coltello o che, ancor più semplicemente, sono stati lasciati incompiuti. Al suo interno si trova la meridiana più grande del mondo.

San Petronio

Il palazzo dell’Archiginnasio è sede della più antica Università d’Occidente fondata nel 1088, per questa ragione Bologna viene definita “la dotta”. La prima facoltà aperta è stata quella dei legisti ma l’aula più interessante da visitare è il Teatro Anatomico dove si tenevano le lezioni di Anatomia.

Archiginnasio

Proprio per far fronte al numero crescente di studenti che si trasferivano in città è stato necessario aumentare la superficie abitabile delle case. I portici nascono quindi per poter ingrandire i palazzi nei piani superiori senza però sottrarre spazio alle strade sottostanti.

Palazzo della Mercanzia

Bologna è anche “la grassa”, è la terra dei tortellini e della mortadella, del buon cibo. Mi sono persa tra le stradine del quadrilatero osservando le vetrine e i banchi delle botteghe che si affacciano sulle strade, pieni di colori e profumi.

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E non si può andare in Emilia Romagna senza assaggiare una piadina, anche se ormai una buona piadina la posso mangiare anche nella mia Torino. Questa comunque era ottima, Zerocinquantino è stato la mia tappa fissa per il pranzo. (Di solito mi piace cambiare, provare posti nuovi… ma qui è andata così!) =)

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Sono rimasta turbata e affascinata dalla drammaticità delle statue che compongono il Compianto sul Cristo morto di Nicolò dell’Arca. Si trovano in una cappella laterale della Chiesa di Santa Maria della Vita e meritano davvero di essere viste dal vivo. Le statue sono quasi a dimensione naturale ed esprimono una tale sofferenza e un orrore nei confronti di ciò che osservano da sembrare reali.

Compianto sul Cristo morto. Nicolò dell'Arca

Se vedo un portone particolare, di solito, lo fotografo!

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San Lorenzo - 7 chiese

In piazza San Lorenzo c’era un mercatino dell’antiquariato.

San Lorenzo - 7 chiese

La chiesa di San Lorenzo ne contiene in realtà quattro, un tempo erano sette. Quello che più mi è piaciuto è stato il cortile interno, c’erano una pace e un silenzio surreali come se fossimo stati molto lontani dalla città.

San Lorenzo - 7 chiese

Piazza San Lorenzo

A Bologna è nata anche la casa editrice Zanichelli ma oggi all’interno della storica libreria se ne trova un’altra.

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La grassa, la dotta e la “turrita”. Da piazza del Nettuno si vedono la Torre degli Asinelli e la Torre Garisenda ma in realtà ne sono sopravvissute diverse in città. Nel medioevo erano più di cento.

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Una menzione speciale la merita il bellissimo albergo in cui ho soggiornato: hotel Al Cappello Rosso. Si trova in una posizione centralissima a pochi passi da Piazza Maggiore un una viuzza tranquilla. È curato nei minimi dettagli, intimo, accogliente, arredato con gusto e molto moderno. La mia stanza era piccola ma si trovava davvero di tutto: TV a schermo piatto, ottima connessione wi-fi, bollitore e due coppie di cuscini. Insieme al solito set per il bagno vengono forniti anche un accappatoio e un asciugamano grande, le ciabattine e anche una vestaglia. Sono stata veramente bene, credo che sia l’albergo che mi è piaciuto di più tra tutti quelli cittadini in cui sono stata. Ho cenato anche nell’attigua osteria e ho mangiato bene, anche in questo caso l’arredamento era curatissimo. È uno degli alberghi più antichi della città aperto dal 1375 ma della struttura originaria non è stato purtroppo conservato nulla.